Michela Di Pasquale
Accendendo la TV nei primi anni 2000, era impossibile non vederlo: il simbolo dell’euro era ovunque. «L’euro entra nel quotidiano!», «Prepariamoci a cambiare, il tempo è denaro!». Accompagnava persino le pubblicità a supporto della lotta contro il cancro, dove una splendida Sofia Loren esortava lo spettatore
a «donare le ultime lire alla ricerca», perché presto sarebbe arrivato l’euro.
Un cambiamento che ha coinvolto 300 milioni di europei, 11 stati e intere generazioni. Da subito accolta con grande entusiasmo, l’adozione della moneta unica ha portato con sé integrazione, stabilità e prosperità tra le nazioni europee, tanto che ad oggi, su 27 paesi europei, 19 utilizzano l’euro.
Già dal 1999, l’euro era stato introdotto come moneta virtuale per i pagamenti elettronici, ma solo dal 1° gennaio 2002 la nuova valuta è entrata fisicamente nelle tasche e nella quotidianità dei cittadini. Da quel giorno sono passati vent’anni, ed è tempo di bilanci: si è rivelata una scelta vincente? È necessario qualche cambiamento?
Christine Lagarde, presidente della Banca Centrale Europea, su questi temi ha le idee molto chiare. Al Corriere della Sera ha dichiarato che «l’euro ha senza dubbio rafforzato la nostra capacità di tenuta. Dall’adozione della moneta unica siamo dotati di strumenti migliori per la gestione delle crisi. Nei momenti critici, come durante la pandemia, l’euro è stato fondamentale per coordinare le varie risposte in Europa».
In effetti, l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo da oramai due anni ha messo a dura prova la solidità della moneta unica, nonostante l’Europa abbia tentato di mettere in atto interventi strategici per attutire l’impatto sull’economia e salvaguardare i posti di lavoro, cercando di ridurre gli effetti a lungo termine della crisi.
Tanti sono i passi da compiere ancora in avanti: nel comunicato stampa emesso dall’Eurogruppo lo scorso 31 dicembre, viene specificato che tra gli obiettivi per i prossimi vent’anni vi sono il rafforzamento del ruolo della moneta a livello internazionale e nella zona euro, l’aumento di investimenti verso persone, infrastrutture e istituzioni, e la garanzia della sostenibilità delle finanze pubbliche in un contesto futuro. Per il 2024 è inoltre previsto un restyling della moneta, e, pare, sarà ben accetto un contributo diretto dei cittadini per l’adozione di un nuovo design.
Molti sono i detrattori e altrettanti gli eccessivamente entusiasti. Certamente non è stato un ventennio facile, le crisi sono state numerose, ma la graduale espansione della zona euro, la prosperità economica che può vantare l’Europa nella sua quasi totalità, e la forza della moneta unica anche a livello internazionale sono risposte tangibili a chi si proclamò scettico nel 2000 e a chi lo è ancora oggi, dopo ben vent’anni…senza più una lira.
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