Fabiola Stevani
Sincerità e riflessioni.
Questa quarantena inizio a sentirla. Pensavo di essere riuscita a tenere a bada la mia ansia. Quell’amica invadente che per tanto tempo mi ha letteralmente soffocata. Ci ho lavorato per anni, ottenendo risultati molto importanti. E adesso potrei anche vederli andare in fumo.
Siamo stati ricacciati a forza dentro una sorta di comfort zone. E non è detto sia un bene.
Non andare fuori. Stare a casa. Rifare di quattro mura il mio tutto.
“Oggi non esco, piove”.
“Oggi fa freddo, non esco”.
“No dai, fino a Torino? No, non esco”.
“Prima stavo bene, mi sono anche preparata, ma poi mi sono venuti i crampi, quindi non esco”.
“Avrei voluto uscire, ma non ce l’ho fatta”.
“No, c’è troppa gente in quel posto, non mi va di uscire”.
“No non vengo a lezione, non ci riesco”.
Eccetera eccetera… una lunga collezione di imbarazzanti e avvilenti momenti.
Per dire… ho ricominciato a mangiarmi le unghie. Cosa banale, eh? Eh già, però erano almeno dieci anni che non lo facevo. Ho ricominciato con una che si era rotta, una sola che vuoi che sia? E poi nel giro di una settimana sono sparite tutte.
Dovrò riguadagnarmi gran parte delle mie conquiste. Ovvero, ricominciare a fare ciò che gli altri non vedono l’ora di poter rifare. Uscire, muoversi. Prendere un mezzo pubblico. Prendere un treno per andare all’università. Cose banali, vero? Già.
Prima, quando sentivo di non stare bene, e ne avevo la possibilità, uscivo e andavo a guardare il mare. Camminavo fino alla spiaggia e mi godevo il silenzio tutto intorno. Parlava solo lui. Un ritmo che ricorda il battito cardiaco, quando è calmo e regolare. È così succedeva che quel battito diventava il mio. Tutto si normalizzava. Tutto tornava al suo posto. Riaprivo gli occhi e il peggio era ormai alle spalle. Bene – mi dicevo sempre – il mare continua ad essere il mio Xanax. Così da non dover, fortunatamente, ricorrere ad ansiolitici veri e propri.
Adesso che uscire non è più permesso, come si fa? Si ricorre all’altro, grandissimo, aiuto. Si scrive. Si usano le parole. Si prova a mettere nero su bianco. Si prova a lasciare andare.
Torneremo a guardare i tramonti sul mare, a lasciarci inebriare dal suo profumo. A cullarci con le sue onde.
Torneremo tutti insieme, prima o poi. Ma saremo diversi, cambiati. Avremo dovuto fare i conti con chi siamo, con chi cerchiamo di essere ogni giorno. Con le nostre fragilità, che nascondiamo con imbarazzo. Con i nostri incredibili difetti.
Avremo fatto i conti con i demoni che abbiamo dentro e che, troppo spesso, pensiamo di aver ucciso e invece sono solamente cellule dormienti.
(Fotografia scattata a novembre 2018)