Il silenzio in quarantena

Ilaria Cantoni

Bisogna essere sinceri, in questi primi giorni di marzo Cervia sarebbe stata comunque un paese piuttosto silenzioso. È la sorte che
riguarda tutta la Rivera Romagnola, durante l’inverno si va in letargo: le case si svuotano, gli alberi si spogliano e le spiagge si sfollano. È
particolarmente difficile spiegare cosa succede a chi queste le località le vive solo in estate, è difficile spiegare che d’inverno la Riviera si
spegne, si riposa e si prepara alla stagione successiva.

Nei mesi invernali sulle coste c’è un silenzio del tutto proporzionale alla confusione che c’è d’estate, a volte si sente solo il rumore del
mare e qualche macchina sporadica che passa le strade. Se devo essere sincera mi sono dovuta trasferire in città per ragioni di studio
prima di poter apprezzare a pieno il mare d’inverno e la tranquillità che infonde.
Marzo però è un momento diverso, marzo segna l’inizio della preparazione alla stagione estiva. È di gran lunga uno dei miei momenti
preferiti perché senti che tutto riparte e lo senti nell’aria intorno a te. È quel periodo in cui i bagnini iniziano a fare i primi lavori, gli
stabilimenti balneari accennano alcune aperture nei fine settimana, le temperature a volte concedono di stare in spiaggia a maniche
corte, si tira fuori il vecchio cinquantino dal garage, i locali timidamente riaprono e in città c’è un bel andirivieni di persone. È un
periodo in cui la quiete invernale inizia a lasciare spazio al caos estivo.

È un momento magico che però quest’anno di magico non ha proprio nulla. A causa del corona virus siamo tutti in quarantena e in
questi giorni strani se riesci a fare una camminata ti accorgi di quanto assurda sia la situazione. Le spiagge sono chiuse, gli ingressi alla
pineta sono sbarrati, le persone, anzi le poche persone, girano con le mascherine ma vanno di fretta, evitano di parlarsi e di incontrarsi.
Durante il giorno, ma soprattutto la sera, c’è un silenzio inusuale anche per una città come Cervia.
Ad aggravare il tutto c’è questa sensazione di instabilità che aleggia nell’aria, preoccupazioni e dubbi che fanno vacillare commercianti e
bagnini. Si aprirà? Ma quando si aprirà? Pasqua e maggio sicuramente saltano, ma giugno? A giugno ci sarà qualcuno? Le spiagge
saranno piene o vuote? Con il personale, cosa facciamo? Cosa si farà per questa stagione? Cosa si farà?
Le preoccupazioni sono legittime, i dubbi sono concreti e la situazione è instabile, forse per il momento l’unica cosa che si può fare è
evitare di farsi prendere dal panico, in fondo siamo in Romagna e qui una soluzione la riusciamo a trovare sempre.

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Comunque Primavera

Giorgia Tocco

Oggi è il 20 marzo: equinozio di primavera.
Un giorno triste, che sarà uguale alla notte. 
Oggi uscire fuori mi ha fatto riflettere sullo stare in casa, al riparo dalle occhiate inquisitorie di chi pensa che stessi infrangendo la regola, dalle paranoie degli altri ma soprattutto dalle mie mentre continuo a dubitare di me stessa.

Oggi ho avvertito per la prima volta la paura. Quella subdola, nascosta in pensieri e ossessioni, nel “non puoi mai sapere chi incontri in giro”, nella diffidenza verso i vicini di casa che passano per chiederti un favore, nel rifiutare le stesse necessità come la spesa.
Oggi è l’equinozio peggiore di tutti, ma dopo questa lunga notte sarà comunque primavera.

(P.S. – Ci tenevo a precisare che sono uscita di casa solamente per una commissione, non vorrei creare fraintendimenti!)

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Quando il virus oltrepassa l’oceano

Mattia Fossati

Ci sono volute tre settimane ma il coronavirus è arrivato anche qui, ai confini del globo. Persino nella città di Curitiba, la Capitale di quel lembo di territorio brasiliano a due passi da Uruguay, Argentina e Paraguay.
Una terra di frontiera dove le scene di panico che fino a pochi giorni vedevo solo nei video postati sui social ora sono sotto i miei occhi. Tutti i giorni. Quando faccio la spesa, quando vado in redazione o quando vado
a correre al parco.

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Malati di fitness. O di incoscienza

Valentina Civale

È risaputo: l’italiano medio mangia la pizza e poltrisce sul divano guardando la televisione. In giorni ordinari tutti noi saremmo estremamente felici di passare il nostro tempo seduti sul divano a
guardare un film e mangiare schifezze.
Ma se tutto questo venisse imposto per 21 giorni a tutti gli italiani?

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Rivorrei indietro marzo

Greta Contardi

Marzo è quasi giunto al capolinea, eppure per me a quel 21 di febbraio si è agganciato stretto, tanto che non ho saputo distinguere il suo primo giorno.
Marzo dalle mie parti si chiama ‘pazzerello’, sia mai che la pazzia che non sta mostrando con un meteo instabile, la stia palesando in quest’altro modo superando ogni livello di meteoropatia per qualche scroscio pioggia in più.
La primavera però è ignara, lei si prende tutto quello che le spetta.

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Casa è dentro di noi

Giorgia Lo Pinto

“[…] Venerdì farò forza alla mia coinquilina che si laureerà online, senza l’abbraccio dei suoi cari. Anche se non sarà la stessa cosa, avrà da me comprensione, forza, fedele amicizia e tutto l’amore che vorrei ricevere io se fossi la protagonista di un evento così bizzarro, ma nonostante tutto, unico.

Ci eravamo lasciati così.

È passato qualche giorno, la mia coinquilina si è laureata.

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Siria: medici arrestati, avevano denunciato i casi di coronavirus

Yara Al Zaitr

Sono diversi i medici siriani arrestati per non denunciare i casi positivi di COVID-19, racconta in un’intervista Rami Abdurrahman, direttore dell’osservatorio siriano per i diritti umani (SOHR). Ma, nonostante i tentativi del regime di nasconderlo, il coronavirus è arrivato anche in Siria. Ad annunciarlo lo stesso osservatorio, che ne ha registrato la diffusione in quattro governatorati del paese: Damasco, Homs, Latakia e Tartus. Sono stati registrati molti casi di coronavirus, alcuni dei quali sono morti e altri sono stati messi in quarantena” spiega l’osservatorio.

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Se non moriremo tutti saremo dei sopravvissuti

Elisa Rossanino

Il mio paese è di medie dimensioni, è circondato dalle colline, ha i portici, tanti bar, cinque chiese con altrettanti campanili, un sindaco nuovo. Si produce un buon vino, il torrone e due o tre dolcetti tipici, ha le fontane davanti al palazzo del comune, i viali alberati, i bastioni medievali e da qualche giorno anche il coronavirus.
Ne abbiamo superate tante nel mio paese, ma il coronavirus sembra essere davvero un bel problema.

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Il balcone che ci dà forza

Melania Grelloni

Giorno quarantena numero: no, non tengo il conto di quanti giorni sono obbligata a stare a casa in quanto, e ci tengo a sottolinearlo, non passo le mie giornate in trincea. Lì si teneva il conto di quanti giorni, notti, respiri rimanevano per la fine.

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C’era, c’erano…

Fabiola Stevani

C’erano gli abbracci dati scendendo da un treno.
E i “free hugs” il sabato in centro.
C’era la colazione consumata di fretta al bancone del bar.
C’erano i “non ho tempo” e i “ci vediamo un’altra volta”.
C’erano i concerti insieme a sconosciuti.

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